dado

L’estratto di carne viene realizzato per la prima volta nel 1847, dal barone Justus von Liebig (1803-1873), un noto studioso e ricercatore belga nel campo della trasformazione e conservazione alimentare. Si ottiene cuocendo la carne macinata o in acqua a 75-80 °C, oppure a vapore sotto pressione

Nel 1880 lo svizzero Jules Maggi, ideatore e produttore di farine di piselli, di fagioli e di lenticchie, mette a punto un succedaneo, un estratto di carne fortemente concentrato e ridotto allo stato solido, a base di cereali, semi oleosi ed estratto di carne, da commercializzare in cubetti: i dadi di brodo.
Il dado è la forma vincente: pratica, igienicamente preferibile e la più adatta a semplificare il trasporto perchè non crea spazi vuoti e alleggerisce la confezione.

Se si pensa che un dado per brodo pesa generalmente 11 grammi, il suo contenuto di estratto di carne non supera i 33 milligrammi, di per sè nemmeno sufficienti a preparare una tazza di brodo. Abbondano invece il comune sale da cucina (dal 25 fino al 60 per cento), l’esaltatore di sapidità per eccellenza, il glutammato di sodio E621 (entrambi hanno un costo esiguo, ma riescono a dare sapore a ciò che invece sapore non ha) e i grassi vegetali idrogenati (circa il 15%).

Nel caso in cui la presenza del glutammato sia superiore al 10 per cento, il prodotto deve riportare in etichetta la dicitura «preparato per brodo e condimento a base di glutammato».
Tra gli ingredienti dei dadi spesso troviamo “estratto per brodo”. Questo non è estratto di carne ma è ottenuto estraendo con acido cloridrico proteine di origine vegetale da cereali e legumi oppure proteine di origine animale partendo da sangue, latte, carne e pesce.

ecco a voi alcuni motivi per non usarlo

Contiene glutammato. Il glutammato è un esaltatore di sapidità, ovvero un additivo che aggiunge sapore agli alimenti. La letteratura sulla nocività di questa sostanza è controversa, sembra comunque che un uso eccessivo porti a forme allergiche caratterizzate da mal di testa, arrossamenti ed asma.

E’ grasso. Il secondo ingrediente del dado è grasso di origine animale o vegetale. La nocività del grasso, soprattutto in dosi eccessive è indubbia.

E’ artificiale. Il dado è uno degli alimenti di sintesi per eccellenza. Gli ingredienti stessi non sono mai di origine naturale per praticità o per questione di costi.

Ha ingredienti di scarsa qualità. Gli ingredienti del dado vengono estratti chimicamente da scarti di produzione animale (ossa, frattaglie e altri scarti) e vegetale (oli di oliva, colza, palma, ecc.).

Fa male la salute. Il dado è un additivo ipercalorico e povero di sostanze nutritive. L’uso intensivo agevola quindi l’insorgere di malattie legate all’ipertensione e all’obesità.

Copre i sapori. La funzione del dado è quella di esaltare il sapore o meglio dare sapore a qualcosa che ne ha poco. Tutto quello che contiene dado tende ad avere lo stesso sapore omologato, tipico delle produzioni industriali o del cibo distribuito dai fast food.

Crea abitudine. L’abitudine al sapore del dado rende i sapori naturali men appetibili e spinge quindi ad un suo uso maggiore. Abitua inoltre al sapore dei prodotti industriali che fanno un uso massicio di questi eccipienti.

Ha un impatto ambientale alto. Il dado è prodotto con ingredienti plurilavolati, che hanno richiesto quindi molta energia per essere prodotti. Hanno inoltre un packaging molto complesso che ha un alto impatto nello smaltimento.

E’ diseducativo. Il dado è utilizzato da chi preferisce faticare meno in cucina a discapito della propria e dell’altrui salute. Abitua ad un’alimentazione scorretta e in contrasto con  i più diffusi principi nutrizionali.Uccide la cucina. La cucina è fatta di sapori diversi e dell’abilità di combinarli mescolando gli ingredienti con abilità. Il dado è una scorciatoia per dare artificialmente sapore ad una pietanza. Per questo motivo il suo uso distrugge una cultura secolare qual’è la nostra cucina.

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